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*La vita*
Non so bene come iniziare. Di solito non so bene nemmeno cosa scrivere, però boh… sono qui.
E non sono qui solo per buttare fuori un po’ della merda che sto tenendo dentro da anni.
Nella società di oggi io sono fuori contesto: sono un “tossico alcolista”.
Non c’entro con la bella gente, con le persone perfette o con tutta quella merda che spacciano per perfezione.
Dunque, cosa sono?
Sono un ragazzo di 17 anni che non riesce a trovare una sua strada.
E quindi? Cosa dovrei fare?
So che non dovrei cercare risposte nel lettore e forse dovrei iniziare a meditare di più su me stesso, ma la verità è un’altra: a me piace non essere uguale a tutti. Non mi piace la perfezione e non voglio nemmeno sentirmi obbligato a doverlo essere.
Quando penso alla vita mi viene un po’ da ridere, perché la vedo in molti modi: dal più negativo al più positivo.
Vi faccio un esempio: la vita dà ogni tanto delle piccole soddisfazioni, come se fossero i premietti da dare a un cane per farlo stare bravo. Solo che quei premietti finiscono subito, un po’ come la nostra cara vita. Tutto è effimero, tutto finisce.
E allora perché si corre alla ricerca della perfezione, se tanto dopo finirà anche quella?
Io non sono uno che studia, quindi non saprò fare grandi collegamenti con filosofi o altro.
Io sono io: da una parte ho quella buona, dove cerco di fare il meglio possibile per quei “premietti” di cui parlavamo prima; dall’altra sono un depresso borderline che non ha le forze nemmeno per alzarsi dal letto.
Per non parlare della parte in cui sono un tossico per l’amore e l’odio che provo quando vivo sotto effetto di qualcosa: l’amore nel mentre, e l’odio dopo che mi scende.
E mi dico e ripeto sempre: “È questo che voglio realmente? È questa la vita che sto scegliendo?”.
E non capisco… realmente non capisco.
Da fuori cosa vediamo realmente? Come capiamo davvero qualcun altro?
Diamo un parere, e difficilmente quel parere cambia.
Magari quella persona non è per nulla così, ma noi quel parere ormai ce lo abbiamo, no?
Funziona così?
Funziona così, ma non è giusto, perché non siamo perfetti.
E questo porta a cambiare sia il nostro modo di comportarci, sia quello degli altri davanti a situazioni o persone.